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le mie fiabe

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Minutino ed il mondo di Orologilandia

febbraio 9, 2016

C’erano una volta, nel fantastico mondo di Orologilandia dodici famiglie che si conoscevano tutte fra loro.

Abitavano tutte in una grande piazza rotonda ed ognuna aveva una casetta numerata dalla quale in un certo momento della giornata, qualcuno si affacciava gridando TIC-TAC-TIC-TAC.

Non solo gridavano, ma i signori orologi correvano veloci fino alla casa dei propri vicini sempre gridando TIC-TAC-TIC-TAC.

Ad Orologilandia la vita funzionava così, due volte al giorno, al dì e alla sera, ciascuna famiglia orologina doveva uscire di casa e correre come in una maratona fino alla casa successiva.

Successe però che il signor Undici, proprietario della casa numero undici si ammalò di vecchiaia, per cui non fu più possibile per lui correre così tanto veloce da arrivare in tempo a casa della famiglia Mezzanotte.

Questo fu proprio un bel problema perché se il signor Undici ritardava tutta Orogilandia sballava.

A mezzodì era previsto il pranzo, ma se il signor Undici ritardava, questo slittava. Allo scoccare della Mezzanotte era previsto il nuovo dì, ma anche in questo caso se il signor Undici ritardava anche il nuovo dì non si presentava. Quindi tutto l’equilibrio di Orologilandia crollava.

Il povero signor Undici non aveva nessuno che potesse sostituirlo, perché la sua cara moglie era tanto malata ed il suo unico figlio, Minutino, poteva muoversi solo grazie ad una carrozzina.

Minutino avrebbe tanto voluto aiutare il suo papà, ma senza nessuno che spingesse la sua carrozzina era per lui impossibile arrivare in tempo a casa della famiglia Mezzodì e Mezzanotte.

Come si poteva fare?

Un giorno la maestra della scuola di Orologilandia ebbe un’idea geniale! Disse a tutti i suoi bambini che ogni giorno all’ora della merenda, alle undici in punto, avrebbero formato tutti insieme un trenino per andare a prendere Minutino. E di lì con a capo Minutino che giocava a fare il capo trenino, gridando tutti in coro TIC-TAC-TIC-TAC avrebbero raggiunto la casa del signor Mezzodì.

I bambini erano tutti contenti di aiutare Minutino e giocare al trenino era davvero tanto divertente.

Rimaneva però un problema, come avrebbe fatto Minutino ad arrivare a casa del signor Mezzanotte?

I suoi amichetti non potevano aiutarlo perché quella era l’ora di fare la nanna.

Come fare?

Ed ecco ancora che alla maestra venne un’idea geniale! Radunò tutti i genitori dei suoi bambini e disse loro che avrebbero fatto un trenino per andare a prendere Minutino e portarlo tutti insieme dal signor Mezzanotte.

I genitori furono tutti contenti e così quella notte eccoli lì, tutti in coro con Minutino davanti a loro: <<TIC-TAC-TIC-TAC signor Mezzanotte stiamo arrivando!>>.

Fu così che il nuovo dì si presentò e da quel giorno, ogni giorno, tutta Orologilandia Minutino aiutò.

 

LefiabediRamona.

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Nuvoletta ed il mondo di Laggiù

febbraio 7, 2016

C’era una volta una nuvoletta bianca come il latte e morbida come il cotone.

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Nuvoletta amava giocare e con le altre sue amichette in cielo scorrazzava.
Un gioco che le piaceva tanto fare era il gioco del:” indovina chi sono?”
Giocava ad imitare tutto ciò che conosceva e con le sue amichette si divertiva un mondo a sfidare gli abitanti del mondo di Laggiù.
Il mondo di Laggiù era un mondo tutto rotondo con i colori verde e blu sullo sfondo.
Gli abitanti del mondo di Laggiù erano degli umani grandi e piccini che correvano sempre su e giù tutti indaffarati.
Nuvoletta che aveva un certo caratterino e che amava stare al centro dell’attenzione decise un giorno di sfidare tutto il mondo di Laggiù, reclutò tutte le sue amiche nuvolette ed iniziò a dire loro:<< tu sarai una pecorella, tu farai un cuoricino e tu, sisisi proprio tu vieni qui – noi saremo un bel castello>>.
Vedendo così tante nuvolette sparse in cielo, gli umani non potettero che rivolgere il loro naso all insù ed ecco che un piccino disse al suo papà: << papà ma quella a me sembra una pecorella>> e il suo papà rispose << mm no ma a me sembra un cagnolino>> e allora un altro piccino che era accanto a loro gli disse << no ma guardate è un maialino, ne sono sicuro!>>.
Ed ecco che tutti gli umani curiosi di indovinare cosa fossero quelle nuvolette lassù abbandonarono i loro affari ed iniziarono tutti a giocare cercando di indovinare.
Nuvoletta aveva raggiunto il suo obiettivo: attirare e sfidare gli abitanti del mondo di Laggiù.
Fu da allora che ogni giorno, da qualunque parte del mondo ci sono degli abitanti del mondo di Laggiù che si sfidano al gioco dell indovina chi sono, sfidando Nuvoletta e le sue amiche ad inventare forme sempre più difficili da indovinare.

LefiabediRamona.

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Caterina e la lettura

febbraio 7, 2016

C’era una volta , una bambina che si chiamava Caterina. Caterina aveva sei anni ed era tutta contenta perché alla fine dell’estate avrebbe iniziato la scuola elementare ed in I A lei sarebbe dovuta andare. Caterina fantasticò tutta l’estate su come sarebbe stato bello fare amicizia con i nuovi compagnetti e finalmente imparare a leggere così da sentirsi  grande. Ascoltava sempre ammaliata la sua mamma, quando la sera, prima della nanna, lei le leggeva le fiabe delle principesse dal libro super colorato che il suo nonnino le aveva donato. Caterina non vedeva l’ora di essere in grado di leggersele tutte da sola e per questo serviva la scuola. Venne Settembre e Caterina finalmente andò a scuola. Passò Settembre, e Caterina non riusciva ancora a leggere. Lei peró non si demoralizzò e si disse che leggere era una cosa difficile e che sicuramente facendo i compiti che la maestra le assegnava a distanza di poco ci sarebbe riuscita. Venne Ottobre, e mentre i suoi compagnetti già imparavano a leggere “mamma””papà””acqua” lei ancora non riusciva a capire quale fosse la differenza di suono tra la M e la N. Non riusciva a distinguere quale fosse la C e quale la D e proprio non riusciva a ricordarle. Venne Novembre ed ancora Caterina non riusciva a memorizzare l’alfabeto, figuriamoci a leggere le parole. I suo compagni sapevano già leggere dei paroloni e lei ancora procedeva a tentoni. Caterina era molto triste e la maestra la rimproverava perché era convinta che lei a casa non studiava. Ma Caterina studiava, eccome se studiava, ciò nonostante proprio non ci riusciva. A casa con la sua mamma, Caterina piangeva disperata e non volle più che lei le leggesse le fiabe. Iniziò ad odiare i libri e le parole e si chiuse nel suo dolore. Venne il Natale e a casa di Caterina venne a trovarla sua zia Maria che faceva la maestra nel paesino dove viveva. La zia Maria chiese alla mamma di Caterina perché la piccola fosse così triste ed allora lei le spiegò tutto, le disse :<< Oh Maria, io proprio non capisco! Caterina fa tutti i compiti, ma non riesce ad imparare a leggere e questo la rende così tanto infelice!>> Maria che di esperienza con i bambini ne aveva tanta, visto il suo lavoro di maestra capì subito che a Caterina serviva qualcosa di più del semplice quaderno in cui erano scritte tutte le lettere dell’alfabeto. Così la chiamò e le disse:<<vieni qui nipotina mia, ora noi faremo un bellissimo gioco>>. Maria iniziò a scrivere una A e su di questa iniziò a disegnare una torta a cui mancava una fetta e raccontò a Caterina la storia della signora A che ne aveva rubato una fetta.Poi disegno una B e a rapporto chiamò la mamma di Caterina.<< Vieni qui sorellina e mettiti così di profilo-ecco così!-Beh Caterina, vista così la mamma sembrerebbe una P, ma se ripensi a quando tu eri ancora dentro la sua pancia ecco allora che la P si trasforma in una B>>. Caterina e la sua mamma sbuffarono a ridere. Il gioco continuo per tutta la sera e per tutte le lettere, Maria una ne aveva. Trascorsero le vacanze e Caterina ritornò a scuola, non sapeva ancora leggere però adesso sapeva ricordare tutte le lettere perché le bastava pensare a quel pazzo gioco che le aveva insegnato la zia Maria. Ed ecco allora che Caterina imparò a riconoscere le lettere del suo nome: C-come la luna gialla che è in cielo-A come la fetta di torta al cioccolato che la signora A aveva rubato-T come papà che i pesi in palestra sollevava-E come la scala su cui al parco giochi lei si arrampicava- R come la la p con una zampetta-I come il nonno che salutando si alza il cappello-N-come le montagne russe ed A ancora quella fettina di torta che mi piacerebbe tanto assaggiare. A fine anno, Caterina non sapeva ancora leggere tante parole, ma aveva imparato a leggere il suo nome ed altre paroline ed ora era passata ad un altro gioco, il gioco del: Hey sai riconoscere i suoni? Caterina ricominciò ad amare i libri e ad andare a scuola contenta perché aveva insegnato alla sua maestra il gioco della zia Maria. La maestra capì che aveva sbagliato a  rimproverarla, imparò che non sempre il modo in cui insegnava poteva andare bene per tutti i bambini ed insieme a lei al nuovo gioco iniziò a giocare.

LefiabediRamona.

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Gino e il suo nuovo lettino

febbraio 6, 2016

C’era una volta un bambino di nome Gino. Aveva quattro anni e viveva in un paesino di montagna immerso in una grande bosco  con la sua mamma e il suo papà.

Gino si sentiva già un ometto e così un giorno disse alla sua mamma: <<Mamma non voglio più dormire nella culla dei bimbi,  voglio un letto perché adesso sono un ometto!>>-allora la mamma rispose<<hai ragione Gino non sei più piccolino ed io e il papà  un lettino ti costruiremo,  lo faremo utilizzando il legno della grande quercia che è laggiù nel bosco-vedi?>>-disse la mamma a Gino-indicando dalla finestra una maestosa quercia che si distingueva per la sua folta chioma.

Quella stessa sera quando il papà di Gino tornò a casa si mise subito a lavoro per costruire il lettino più bello del mondo per il suo caro figliolo. Ci lavorò per tutta la notte e quando venne l’alba del nuovo giorno il letto per Gino fu pronto. Era tutto colorato e un cucciolo di draghetto sul cuscino la mamma vi aveva ricamato.

Gino ne fu contentissimo e quando venne l’ora di andare a nanna era tutto emozionato perché per la prima volta avrebbe dormito tutto da solo nella sua cameretta. Venne l’ora di mettersi a letto e dopo che la mamma gli ebbe raccontato la favola della buonanotte Gino rimase solo nel suo nuovo lettino.

C’era buio e anche se era ormai un ometto Gino aveva paura di dormire tutto da solo per la prima volta nel suo letto. Ad un certo punto aveva così tanta paura che stava per iniziare a piangere e chiamare la sua mamma quando all’ improvviso una grande luce emerse dal suo cuscino. La cameretta  fu tutta illuminata e il draghetto che la sua mamma aveva ricamato iniziò a parlare, dicendo:

<<-Gino, tu non ti devi spaventare!-io sono Dino e sono il tuo paladino della notte.>>– Gino confuso rispose:-<<il paladino della notte? E che cos’è?>>e Dino rispose:<<-caro Gino devi sapere che ogni bambino ha un paladino della notte che lo protegge dalle paure e che gioca con lui in sogno per tutta la notte! Il paladino della notte fa compagnia ad ogni bambino rassicurandolo finchè non si addormenta e poi quando il bambino si addormenta ,tutti i bimbi del mondo ed i loro paladini della notte si incontrano nei sogni e giocano in mille modi finchè non arriva il mattino.  I paladini della notte sono tutti draghetti come me e se tu ti fiderai di me paura non dovrai avere mai perché tutta la notte con me tu passerai.>>

Gino fu sollevato dal sapere che avrebbe avuto Dino a suo fianco e non vedeva l’ora di addormentarsi per sognare e incontrare tutti gli altri draghetti con i loro bambini per giocare. Con la compagnia di Dino, Gino si addormentò e tutta la notte in mille modi lui giocò. Sognò di volare sopra il suo draghetto e da quel giorno non ebbe più paura di dormire solo soletto nel suo letto perché c’era Dino, il suo paladino della notte.

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LefiabediRamona.

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