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le mie fiabe

Caterina e la lettura

febbraio 7, 2016

C’era una volta , una bambina che si chiamava Caterina. Caterina aveva sei anni ed era tutta contenta perché alla fine dell’estate avrebbe iniziato la scuola elementare ed in I A lei sarebbe dovuta andare. Caterina fantasticò tutta l’estate su come sarebbe stato bello fare amicizia con i nuovi compagnetti e finalmente imparare a leggere così da sentirsi  grande. Ascoltava sempre ammaliata la sua mamma, quando la sera, prima della nanna, lei le leggeva le fiabe delle principesse dal libro super colorato che il suo nonnino le aveva donato. Caterina non vedeva l’ora di essere in grado di leggersele tutte da sola e per questo serviva la scuola. Venne Settembre e Caterina finalmente andò a scuola. Passò Settembre, e Caterina non riusciva ancora a leggere. Lei peró non si demoralizzò e si disse che leggere era una cosa difficile e che sicuramente facendo i compiti che la maestra le assegnava a distanza di poco ci sarebbe riuscita. Venne Ottobre, e mentre i suoi compagnetti già imparavano a leggere “mamma””papà””acqua” lei ancora non riusciva a capire quale fosse la differenza di suono tra la M e la N. Non riusciva a distinguere quale fosse la C e quale la D e proprio non riusciva a ricordarle. Venne Novembre ed ancora Caterina non riusciva a memorizzare l’alfabeto, figuriamoci a leggere le parole. I suo compagni sapevano già leggere dei paroloni e lei ancora procedeva a tentoni. Caterina era molto triste e la maestra la rimproverava perché era convinta che lei a casa non studiava. Ma Caterina studiava, eccome se studiava, ciò nonostante proprio non ci riusciva. A casa con la sua mamma, Caterina piangeva disperata e non volle più che lei le leggesse le fiabe. Iniziò ad odiare i libri e le parole e si chiuse nel suo dolore. Venne il Natale e a casa di Caterina venne a trovarla sua zia Maria che faceva la maestra nel paesino dove viveva. La zia Maria chiese alla mamma di Caterina perché la piccola fosse così triste ed allora lei le spiegò tutto, le disse :<< Oh Maria, io proprio non capisco! Caterina fa tutti i compiti, ma non riesce ad imparare a leggere e questo la rende così tanto infelice!>> Maria che di esperienza con i bambini ne aveva tanta, visto il suo lavoro di maestra capì subito che a Caterina serviva qualcosa di più del semplice quaderno in cui erano scritte tutte le lettere dell’alfabeto. Così la chiamò e le disse:<<vieni qui nipotina mia, ora noi faremo un bellissimo gioco>>. Maria iniziò a scrivere una A e su di questa iniziò a disegnare una torta a cui mancava una fetta e raccontò a Caterina la storia della signora A che ne aveva rubato una fetta.Poi disegno una B e a rapporto chiamò la mamma di Caterina.<< Vieni qui sorellina e mettiti così di profilo-ecco così!-Beh Caterina, vista così la mamma sembrerebbe una P, ma se ripensi a quando tu eri ancora dentro la sua pancia ecco allora che la P si trasforma in una B>>. Caterina e la sua mamma sbuffarono a ridere. Il gioco continuo per tutta la sera e per tutte le lettere, Maria una ne aveva. Trascorsero le vacanze e Caterina ritornò a scuola, non sapeva ancora leggere però adesso sapeva ricordare tutte le lettere perché le bastava pensare a quel pazzo gioco che le aveva insegnato la zia Maria. Ed ecco allora che Caterina imparò a riconoscere le lettere del suo nome: C-come la luna gialla che è in cielo-A come la fetta di torta al cioccolato che la signora A aveva rubato-T come papà che i pesi in palestra sollevava-E come la scala su cui al parco giochi lei si arrampicava- R come la la p con una zampetta-I come il nonno che salutando si alza il cappello-N-come le montagne russe ed A ancora quella fettina di torta che mi piacerebbe tanto assaggiare. A fine anno, Caterina non sapeva ancora leggere tante parole, ma aveva imparato a leggere il suo nome ed altre paroline ed ora era passata ad un altro gioco, il gioco del: Hey sai riconoscere i suoni? Caterina ricominciò ad amare i libri e ad andare a scuola contenta perché aveva insegnato alla sua maestra il gioco della zia Maria. La maestra capì che aveva sbagliato a  rimproverarla, imparò che non sempre il modo in cui insegnava poteva andare bene per tutti i bambini ed insieme a lei al nuovo gioco iniziò a giocare.

LefiabediRamona.

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