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fiabe e psicologia

Fiabe e stereotipi

febbraio 7, 2016

I bambini fin da piccolissimi manifestano  una preferenza per certi tipi di giochi piuttosto che altri. Le femminucce giocano con le bambole e i maschietti con le macchinine. E ancora le femmine giocano con le femmine e i maschi con i maschi. I bambini fin già a 3 anni presentano degli stereotipi di genere che guidano il loro modo di fare.

Sanno che una femminuccia deve stare composta, gioca con le bambole e che un maschietto invece gioca a fare la guerra, con i trenini e le macchinine. A 3 anni i bambini tendono già a categorizzare in virtù di stereotipi di genere le loro scelte di gioco, di amicizia e persino di “lavoro”. Alcune ricerche hanno evidenziato come i bambini già a questa età tendano ad associare certi lavori piuttosto che altri al mondo femminile o maschile, per cui ad esempio ritengono che il lavoro di pilota o di dentista siano lavori da uomo e che invece fare la casalinga o l’ insegnante siano lavori prettamente femminili. Questa categorizzazione è ovviamente normale ed è utile al bambino per strutturare degli schemi di riferimento in base ai quali organizzare la propria identità di genere. Il problema sorge dal momento in cui questa categorizzazione è talmente netta da dividere il mondo in ciò che può o non può essere fatto dai diversi sessi.

Perchè ho fatto questa premessa?Cosa c’entra con l’argomento di cui tratto sul mio blog?

Beh, le fiabe nelle loro trame e nei loro personaggi concorrono a trasmettere alcuni stereotipi di genere ed è anche attraverso di esse che i bambini strutturano il proprio modo di rappresentarsi le figure femminili e maschili. Se pensiamo alle classiche fiabe Disney, possiamo vedere come vi sia sempre un file-rouge che vede la protagonista femminile, la principessa, vedi Biancaneve o Cenerentola, come figure passive il cui unico sogno è trovare il principe azzurro e sposarsi, figure la cui vita e spesso la cui salvezza dipende da una figura maschile, il tanto sognato principe azzurro.

E’ così che le bambine crescendo hanno come modello femminile un modello passivo che vive aspettando il principe azzurro.

Negli ultimi tempi, probabilmente perchè la realtà sociale è cambiata o perchè si è compresa l’importanza delle fiabe nella trasmissione dei modelli sociali, si trovano fiabe in cui le protagoniste femminile non sono più le classiche principesse che si innamorano al primo sguardo del principe azzurro. Un esempio di questa evoluzione è rappresentato da Ribelle, dove la protagonista, la principessa Merida si oppone all’imposizione dei genitori di trarre matrimonio e rivendica la propria libertà di scelta sulla propria vita, o ancora in Frozen la principessa Anna che ingenuamente accetta la proposta di matrimonio di un principe appena conosciuto troverà un ostacolo nel disaccordo della sorella Elsa che cercherà di farla ragionare sul fatto che non conosce nulla di questo principe.

Quindi per concludere la letteratura psicologica ma anche il cinema ci mostrano come sia importante rimandare ai bambini un’immagine più moderna, più stereotipicamente “libera” dei personaggi, soprattutto di quelli femminile che sono stati quelli più soggetti ad una rappresentazione orientata alla “passività”.

Quindi ricordiamoci di raccontare ai nostri figli, nipoti, cugini…fiabe in cui non siano solo i personaggi maschili ad essere forti ed avventurosi, ma anche le figure femminili. Questo significa abbandonare le favole che tanto ci fanno sognare sulle principesse e il principe azzurro? Certo che no!

Magari però rendiamo le principesse delle nostre favole più indipendenti, più selettive e più critiche nei confronti dei principi, così magari trasmetteremo alle bambine l’idea che l’amore fiabesco esiste, ma che sono le principesse a sceglierlo attivamente e che non si innamorano del primo che capita!:)

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