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fiabe e psicologia

Storytelling e Psicologia

maggio 12, 2016

E’ circa un anno che ho intrapreso questa avventura del blogging, un po’ per gioco ed un po’ per dare sfogo ad una delle mie passioni più grandi, ovvero quella dell’IMMAGINARE, FANTASTICARE, INVENTARE.

Seguendo questo file rouge e parlando qui di fiabe, in questi mesi ho ampliato le mie conoscenze e verificato la stretta, anzi strettissima attinenza tra fiabe e psicologia, altra mia grande passione.

A questo proposito, quando ho iniziato ero sì consapevole del grande valore terapeutico delle fiabe, ma non ero a conoscenza del fatto che l’utilizzo di queste fosse di per sè un vero e proprio metodo terapeutico utilizzato tanto nella pratica psicologica che in quella psicoterapica.

Nello specifico l’uso della narrazione a scopo terapeutico è meglio noto come “Storytelling”.

Narrativa, Storia, Sogno, Raccontare, Fairy Tales

Continuando ad approfondire l’argomento mi sono allora chiesta: 1)”come viene utilizzato lo storytelling nella pratica clinica psicologica?” e 2)”esiste un fondamento scientifico dell’efficacia terapeutica di tale metodo?”

Ecco, scrivo questo post per condividere con voi le risposte alle mie domande.

1.  lo Storytelling, ovvero il raccontare storie può essere utilizzato con persone di tutte le età anche se viene per lo più rivolto a bambini ed adolescenti.

Generalmente si possono realizzare dei gruppi di poche persone, le quali sotto la guida del conduttore(il terapeuta) si impegnano a creare delle storie.

Le storie possono essere del tutto libere, per cui ognuno crea un proprio racconto, oppure possono essere guidate, per cui partendo da un racconto iniziale si chiede poi ad ognuno dei partecipanti di proseguirne la narrazione. E ancora è anche possibile che  ad ogni persona possa essere richiesto di inventare un pezzettino di racconto che alla fine sarà il risultato del contributo di ognuno dei partecipanti.

Il momento dello storytelling quindi si configura come una sorta di “laboratorio dell’immaginare” alla fine del quale le storie ottenute verranno poi analizzate dal gruppo insieme al terapeuta che guiderà ad una interpretazione ed ad una comprensione del significato del racconto finale.

I risvolti terapeutici sono molteplici, ad esempio:la proiezione del proprio mondo interno nelle storie raccontate, la condivisione di emozioni e sentimenti con il gruppo, la risoluzione di eventuali conflitti interni, il sentimento di unità gruppale…e molti altri ancora.

Gli esiti terapeutici positivi si esplicitano quindi non solo sul piano del simbolico(identificazione con i personaggi, proiezione mondo interno), ma anche su di un piano più concreto(relazionarsi con gli altri, gestire la la comunciazione gruppale, condividere le proprie emozioni, ansie, angosce…).

2. la vasta letteratura scientifica che ho avuto modo di trovare in merito all’efficacia dello storytelling mi ha confermato la concreta efficacia terapeutica della narrazione rispetto a moltissime condizioni, più o meno gravi sul piano clinico.

Di fatto lo storytelling è utilizzato in maniera assolutamente trasversale.

Ho ad esempio scoperto che l’utilizzo della narrazione può essere d’aiuto per i bambini con disturbi dell’apprendimento o svantaggio culturale nel migliorare e stimolare le loro capacità di apprendimento.

Altrettanto utile è stata ad esempio dimostrata essere anche nel migliorare la qualità di vita dei pazienti oncologici in età pediatrica ospedalizzati.

Ci sarebbero ancora tantissimi altri ambiti di applicazione in cui lo storytelling si è dimostrato efficacie, ma elencarli tutti non è lo scopo di questo post.

Il mio scopo era quello di condividere con voi le mie scoperte e sottolineare ancora una volta quanto una fiaba, una storia possano far bene. Spero nel mio piccolo di esserci riuscita 🙂 Alla prossima!

LefiabediRamona.

 

 

le mie fiabe

Minutino ed il mondo di Orologilandia

febbraio 9, 2016

C’erano una volta, nel fantastico mondo di Orologilandia dodici famiglie che si conoscevano tutte fra loro.

Abitavano tutte in una grande piazza rotonda ed ognuna aveva una casetta numerata dalla quale in un certo momento della giornata, qualcuno si affacciava gridando TIC-TAC-TIC-TAC.

Non solo gridavano, ma i signori orologi correvano veloci fino alla casa dei propri vicini sempre gridando TIC-TAC-TIC-TAC.

Ad Orologilandia la vita funzionava così, due volte al giorno, al dì e alla sera, ciascuna famiglia orologina doveva uscire di casa e correre come in una maratona fino alla casa successiva.

Successe però che il signor Undici, proprietario della casa numero undici si ammalò di vecchiaia, per cui non fu più possibile per lui correre così tanto veloce da arrivare in tempo a casa della famiglia Mezzanotte.

Questo fu proprio un bel problema perché se il signor Undici ritardava tutta Orogilandia sballava.

A mezzodì era previsto il pranzo, ma se il signor Undici ritardava, questo slittava. Allo scoccare della Mezzanotte era previsto il nuovo dì, ma anche in questo caso se il signor Undici ritardava anche il nuovo dì non si presentava. Quindi tutto l’equilibrio di Orologilandia crollava.

Il povero signor Undici non aveva nessuno che potesse sostituirlo, perché la sua cara moglie era tanto malata ed il suo unico figlio, Minutino, poteva muoversi solo grazie ad una carrozzina.

Minutino avrebbe tanto voluto aiutare il suo papà, ma senza nessuno che spingesse la sua carrozzina era per lui impossibile arrivare in tempo a casa della famiglia Mezzodì e Mezzanotte.

Come si poteva fare?

Un giorno la maestra della scuola di Orologilandia ebbe un’idea geniale! Disse a tutti i suoi bambini che ogni giorno all’ora della merenda, alle undici in punto, avrebbero formato tutti insieme un trenino per andare a prendere Minutino. E di lì con a capo Minutino che giocava a fare il capo trenino, gridando tutti in coro TIC-TAC-TIC-TAC avrebbero raggiunto la casa del signor Mezzodì.

I bambini erano tutti contenti di aiutare Minutino e giocare al trenino era davvero tanto divertente.

Rimaneva però un problema, come avrebbe fatto Minutino ad arrivare a casa del signor Mezzanotte?

I suoi amichetti non potevano aiutarlo perché quella era l’ora di fare la nanna.

Come fare?

Ed ecco ancora che alla maestra venne un’idea geniale! Radunò tutti i genitori dei suoi bambini e disse loro che avrebbero fatto un trenino per andare a prendere Minutino e portarlo tutti insieme dal signor Mezzanotte.

I genitori furono tutti contenti e così quella notte eccoli lì, tutti in coro con Minutino davanti a loro: <<TIC-TAC-TIC-TAC signor Mezzanotte stiamo arrivando!>>.

Fu così che il nuovo dì si presentò e da quel giorno, ogni giorno, tutta Orologilandia Minutino aiutò.

 

LefiabediRamona.

le mie fiabe

Nuvoletta ed il mondo di Laggiù

febbraio 7, 2016

C’era una volta una nuvoletta bianca come il latte e morbida come il cotone.

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Nuvoletta amava giocare e con le altre sue amichette in cielo scorrazzava.
Un gioco che le piaceva tanto fare era il gioco del:” indovina chi sono?”
Giocava ad imitare tutto ciò che conosceva e con le sue amichette si divertiva un mondo a sfidare gli abitanti del mondo di Laggiù.
Il mondo di Laggiù era un mondo tutto rotondo con i colori verde e blu sullo sfondo.
Gli abitanti del mondo di Laggiù erano degli umani grandi e piccini che correvano sempre su e giù tutti indaffarati.
Nuvoletta che aveva un certo caratterino e che amava stare al centro dell’attenzione decise un giorno di sfidare tutto il mondo di Laggiù, reclutò tutte le sue amiche nuvolette ed iniziò a dire loro:<< tu sarai una pecorella, tu farai un cuoricino e tu, sisisi proprio tu vieni qui – noi saremo un bel castello>>.
Vedendo così tante nuvolette sparse in cielo, gli umani non potettero che rivolgere il loro naso all insù ed ecco che un piccino disse al suo papà: << papà ma quella a me sembra una pecorella>> e il suo papà rispose << mm no ma a me sembra un cagnolino>> e allora un altro piccino che era accanto a loro gli disse << no ma guardate è un maialino, ne sono sicuro!>>.
Ed ecco che tutti gli umani curiosi di indovinare cosa fossero quelle nuvolette lassù abbandonarono i loro affari ed iniziarono tutti a giocare cercando di indovinare.
Nuvoletta aveva raggiunto il suo obiettivo: attirare e sfidare gli abitanti del mondo di Laggiù.
Fu da allora che ogni giorno, da qualunque parte del mondo ci sono degli abitanti del mondo di Laggiù che si sfidano al gioco dell indovina chi sono, sfidando Nuvoletta e le sue amiche ad inventare forme sempre più difficili da indovinare.

LefiabediRamona.

fiabe e psicologia

Emozioni e fiabe: quale legame?

febbraio 7, 2016

Quando si è piccoli si vive tutto a 360°. Ogni emozione è amplificata e per un bambino molto piccolo è difficile imparare a capire e a contenere le proprie emozioni.
Le Fiabe attraverso il loro linguaggio ed i loro personaggi aiutano il bambino nello strutturare e fronteggiare le proprie emozioni. Come?
Innanzitutto non dobbiamo mai trascurare il ruolo importantissimo del “C’era una volta”. Queste tre paroline infatti hanno un grande potere sul bambino, gli permettono di addentrarsi in un mondo a metà tra il sogno e la realtà, ed è proprio perché la fiaba si colloca a metà tra la fantasia del bambino e la sua realtà che questa può essergli utile per elaborare le proprie ansie, paure, angosce in modo più semplice perché meno diretto.
Quando il bambino ha paura, la sua paura è per lui alienante. Il bambino non ha i mezzi per riuscire da solo a superare le proprie paure e spesso queste si ripercuotono sul suo benessere, per cui ad esempio un bambino inizia a bagnare il letto o ad essere particolarmente capriccioso.
Raccontargli una fiaba, magari creata proprio basandosi sulla paura che lo riguarda, potrebbe essere un modo per aiutarlo a superarla. Nelle fiabe c’è sempre un lieto fine e questo aiuta il bambino a rasserenarsi, a sapere che in qualche modo tutto andrà bene, tutto si risolverà.
L’aiuto che può dare una fiaba in questo caso riguarda anche il fatto che il bambino può, attraverso i personaggi di una storia vivere indirettamente le emozioni dei personaggi, immedesimarsi in essi e attraverso questa possibilità imparare a rielaborare e a ridimensionare le proprie di emozioni.
In termine psicoanalitici diremmo che il bambino si identifica con i personaggi e che proietta in loro le proprie paure, il proprio mondo interno, introiettando nuovi modelli di comportamento su cui fare affidamento.
Questo perché il protagonista di una fiaba, di solito è colui che affronta una serie di ostacoli e che alla fine riesce nel proprio intento (salva la principessa, batte il mostro cattivo). Il bambino identificandosi nell’eroe di una fiaba vive con lui tutte le emozioni che si verificano in una storia: PAURA, per l’equilibrio perduto,CORAGGIO( si affronta il personaggio cattivo), GIOIA ( per il ristabilirsi dell’equilibrio iniziale). In questo modo il bambino ridimensiona la portata delle proprie emozioni, impara a contenerle a gestirle e a superarle.
Le fiabe possono essere un tramite per trasmettere dei messaggi ai bambini, per rassicurarli, per tranquillizzarli, per questo motivo e per altri mille ancora che man mano farò presenti nei miei post vorrei ancora una volta sottolineare l’importanza del: RACCONTARE/INVENTARE/LEGGERE UNA FIABA.

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le mie fiabe

Gino e il suo nuovo lettino

febbraio 6, 2016

C’era una volta un bambino di nome Gino. Aveva quattro anni e viveva in un paesino di montagna immerso in una grande bosco  con la sua mamma e il suo papà.

Gino si sentiva già un ometto e così un giorno disse alla sua mamma: <<Mamma non voglio più dormire nella culla dei bimbi,  voglio un letto perché adesso sono un ometto!>>-allora la mamma rispose<<hai ragione Gino non sei più piccolino ed io e il papà  un lettino ti costruiremo,  lo faremo utilizzando il legno della grande quercia che è laggiù nel bosco-vedi?>>-disse la mamma a Gino-indicando dalla finestra una maestosa quercia che si distingueva per la sua folta chioma.

Quella stessa sera quando il papà di Gino tornò a casa si mise subito a lavoro per costruire il lettino più bello del mondo per il suo caro figliolo. Ci lavorò per tutta la notte e quando venne l’alba del nuovo giorno il letto per Gino fu pronto. Era tutto colorato e un cucciolo di draghetto sul cuscino la mamma vi aveva ricamato.

Gino ne fu contentissimo e quando venne l’ora di andare a nanna era tutto emozionato perché per la prima volta avrebbe dormito tutto da solo nella sua cameretta. Venne l’ora di mettersi a letto e dopo che la mamma gli ebbe raccontato la favola della buonanotte Gino rimase solo nel suo nuovo lettino.

C’era buio e anche se era ormai un ometto Gino aveva paura di dormire tutto da solo per la prima volta nel suo letto. Ad un certo punto aveva così tanta paura che stava per iniziare a piangere e chiamare la sua mamma quando all’ improvviso una grande luce emerse dal suo cuscino. La cameretta  fu tutta illuminata e il draghetto che la sua mamma aveva ricamato iniziò a parlare, dicendo:

<<-Gino, tu non ti devi spaventare!-io sono Dino e sono il tuo paladino della notte.>>– Gino confuso rispose:-<<il paladino della notte? E che cos’è?>>e Dino rispose:<<-caro Gino devi sapere che ogni bambino ha un paladino della notte che lo protegge dalle paure e che gioca con lui in sogno per tutta la notte! Il paladino della notte fa compagnia ad ogni bambino rassicurandolo finchè non si addormenta e poi quando il bambino si addormenta ,tutti i bimbi del mondo ed i loro paladini della notte si incontrano nei sogni e giocano in mille modi finchè non arriva il mattino.  I paladini della notte sono tutti draghetti come me e se tu ti fiderai di me paura non dovrai avere mai perché tutta la notte con me tu passerai.>>

Gino fu sollevato dal sapere che avrebbe avuto Dino a suo fianco e non vedeva l’ora di addormentarsi per sognare e incontrare tutti gli altri draghetti con i loro bambini per giocare. Con la compagnia di Dino, Gino si addormentò e tutta la notte in mille modi lui giocò. Sognò di volare sopra il suo draghetto e da quel giorno non ebbe più paura di dormire solo soletto nel suo letto perché c’era Dino, il suo paladino della notte.

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LefiabediRamona.

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